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Pari Opportunità

La Provincia, quale ente rappresentativo, orienta in particolare la sua attività al fine del superamento di ogni discriminazione o disuguaglianza e per consentire uguali opportunità per tutti, tendendo al pieno sviluppo della persona (Statuto Provincia di Siena, art.  2 Finalità). In coerenza con tali intendimenti, “la Provincia persegue la realizzazione delle pari opportunità, agendo contro ogni discriminazione basata sul sesso e operando anche mediante azioni di contrasto alla povertà, di accesso all'istruzione e ai servizi socio-sanitari, di partecipazione al lavoro e allo sviluppo economico, nonché di accesso alle cariche istituzionali e ai processi decisionali”. Statuto Provincia di Siena, art. 10 Funzioni fondamentali) La Provincia di Siena lavora da anni affinché la parità tra uomo e donna nella famiglia, nella società, nella rappresentanza politica ed istituzionale e nel mercato del lavoro non sia solo un’affermazione di principio ma una realtà concreta e ben consolidata.

La Legge Delrio affida alle Province la funzione fondamentale di “controllo dei fenomeni discriminatori in ambito occupazionale e promozione delle pari opportunità sul territorio provinciale”.

L’area delle Pari opportunità è, quindi, soprattutto uno strumento di “governance” delle politiche di genere messe in atto dalla Provincia di Siena per rafforzare l’impegno verso la costruzione di luoghi di democrazia e partecipazione “a misura di genere”, che siano motore di innovazione e trasformazione sociale, fondamentali anche per controllare e combattere ogni forma di discriminazione.

Per fare questo la Provincia collabora con una pluralità di soggetti istituzionali e non, che si occupano di contrasto alla violenza, di conciliazione, di lotta alla discriminazione In particolare collabora con:

  • Centri Antiviolenza
  • Centri Pari Opportunità territoriali
  • Rete associazioni delle donne
  • Fondamentale anche il ruolo della Consigliera di Parità

VIOLENZA DI GENERE


“...la violenza contro le donne è la manifestazione di una disparità storica nei rapporti di forza tra uomo e donna, che ha portato al dominio dell’uomo sulle donne e alla discriminazione contro di loro, e ha impedito un vero progresso nella condizione delle donne...” 

Declaration on the elimination of violence against women, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, 20 december 1993, New York

La Provincia di Siena da tempo ha posto al centro della propria azione il tema della violenza di genere, attivando azioni e percorsi tesi a prevenire e a contrastare la violenza contro le donne.

Sulla scorta della Legge Regionale 59/2007, la Provincia ha attivato un percorso di concertazione con i soggetti impegnati a diverso titolo nel contrasto alla violenza che ha portato alla costituzione, nel 2007, del Tavolo Interistituzionale al quale partecipano i Comuni, l’Azienda Sanitaria Locale 7, l’Azienda Universitario Ospedaliera, le Organizzazioni Sindacali, le Associazioni delle donne e i Centri Antiviolenza, le Forze dell’Ordine, l’Ufficio Scolastico Provinciale.

Il protocollo che è stato firmato da tutti i soggetti del Tavolo Interistituzionale della Provincia di Siena contiene in apertura questa dichiarazione “la violenza contro le donne comprende tutti quei comportamenti che ledono e danneggiano il corpo della donna, la sua sessualità, la sua identità, la sua autostima, la sua autonomia, la sua spiritualità”.

Convenzione di Istanbul - Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la Lotta Contro la Violenza nei Confronti delle Donne e la Violenza Domestica

 

Progetto «...E LO CHIAMANO AMORE...»
Il progetto “E lo chiamano Amore" è stato finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le Pari Opportunità.
Capofila del progetto è la Provincia di Grosseto. Partner coordinatori: Provincia di Siena, Provincia di Arezzo, Asl sud est.
Ogni Provincia è capofila della rete territoriale.
La rete della Provincia di Siena è costituita da: Consigliera di Parità, l’Ufficio Scolastico Territoriale di Siena e i Centri antiviolenza (Amica Donna, Donna Amiata Valdorcia, Donna Chiama Donna, Donne Insieme Valdelsa)  Il valore nel progetto sta nel coinvolgimento di un territorio che comprende le tre province di Siena, Arezzo e Grosseto e che si articola in più azioni, diversificate anche in relazione ai territori di riferimento, ciò al fine di definire all'interno di un progetto unitario percorsi differenziati sulla base delle esperienze e delle vocazioni dei territori coinvolti.
Il progetto prevede la realizzazione di interventi di sensibilizzazione territoriale rivolti alla prevenzione della violenza di genere, mediante la realizzazione di interventi formativi nelle scuole e campagne di comunicazione.
Tutte le violenze, più o meno riconoscibili e consapevoli, ledono la dignità e la libertà della donna. Per questo il progetto “E lo chiamano Amore" ritiene basilare attivare azioni di prevenzione e di stimolo alla costruzione di una cultura della non violenza, a partire proprio dalla scuola in quanto istituzione che concorre alla trasmissione culturale e valoriale. Inoltre offrire strumenti per accrescere e sedimentare la consapevolezza di genere è importante per sviluppare cambiamenti positivi nei rapporti di potere e, quindi, per contrastare la stessa violenza di genere.
In questa dimensione sono fondamentali la  formazione e l’aggiornamento dei/delle docenti in servizio, affinché implementino e/o acquisiscano quelle conoscenze e  competenze necessarie per realizzare proposte educative in chiave di genere e prevenzione della violenza.
La scuola, infatti, costituisce un osservatorio privilegiato, sotto diversi profili, nella prevenzione e nel contrasto della violenza di genere in quanto è un luogo dove i comportamenti stereotipati e gli agiti violenti, spesso anche sotto forma di bullismo sessista, hanno modo di essere contrastati dalla presenza di adulti di riferimento. Inoltre lo stesso apprendimento, ancora improntato ad una visione falsamente neutra del sapere, come testimoniano ricerche e studi in materia, viene trasmesso agli studenti, consolidando una idea fissa e stereotipata di mascolinità e femminilità.
A ciò si aggiunga che spesso il personale docente e non,  si trova a fronteggiare sia l’emersione che la gestione di situazioni di violenza.
La formazione e l’aggiornamento dei docenti sono quindi uno strumento imprescindibile per affrontare in modo adeguato queste situazioni, come ormai  la normativa comunitaria, nazionale e di settore indicano da tempo.
Le forti resistenze all’approccio gender mainstreaming  nascono spesso dalla non conoscenza dell’argomento e dalla natura “strutturale” dei pregiudizi e degli stereotipi di genere che agiscono, anche inconsciamente, a livello sociale e culturale.
I risultati del progetto sono consultabili anche su facebook alla pagina elochiamanoamore.


CITTADINANZA DI GENERE


La legge regionale 16/2009 sulla 'Cittadinanza di genere', si propone di costruire un coerente sistema di azioni specificatamente volte alla conciliazione vita-lavoro ed a realizzare iniziative a carattere innovativo, valorizzando le esigenze che emergono dal territorio ed affidando a tal fine alle Province un ruolo di promozione e coordinamento.


Rete RE.A.DY


Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni Anti Discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere

In questi ultimi anni numerose Pubbliche Amministrazioni Locali e Regionali hanno promosso politiche per favorire l’inclusione sociale delle cittadine e dei cittadini LGBTI (persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali/transgender, intersexual) e contrastare le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere.
Nell’unica indagine statistica nazionale pubblica sino ad oggi condotta sul tema (La popolazione omosessuale nella società italiana, 2010), i dati dell’ISTAT evidenziano che le persone LGBT vivono ancora situazioni di discriminazione nei diversi àmbiti della vita familiare, sociale e lavorativa a causa del perdurare di una cultura condizionata dai pregiudizi.
L’azione delle Istituzioni Pubbliche rimane, pertanto, essenziale per adottare, a partire dal piano locale, provvedimenti che sappiano rispondere ai bisogni delle persone LGBT, contribuendo a migliorare la qualità delle loro vite ed a creare un clima sociale di rispetto e di confronto libero da pregiudizi.

Partendo da questi presupposti, su iniziativa dei Comuni di Torino e Roma è stata fondata a Torino, il 15 giugno 2006, RE.A.DY, la Rete nazionale delle Pubbliche Amministrazioni antidiscriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere. Le/i rappresentanti di Regioni ed Enti Locali presenti a Torino sottoscrissero unaCarta di Intenti, il documento costitutivo della rete, contenente le sue finalità, i suoi obiettivi e le azioni da implementare.

RE.A.DY è una rete a governance multilivello, nata per coordinare sinergicamente, a differenti livelli di governo, le azioni degli Enti Locali e delle Regioni finalizzate a contrastare e superare le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere.

Per la prima volta, in Italia, rappresentanti politiche/politici e amministrative/amministrativi di Enti Locali e Regioni partner di RE.A.DY si uniscono per individuare e valorizzare le esperienze già attuate, agevolando la diffusione delle buone prassi LGBT sul territorio nazionale affinché diventino patrimonio comune delle Amministrazioni Pubbliche Locali e Regionali.
Pur essendo nata come rete focalizzata sulle discriminazioni nei confronti delle persone LGBT, la RE.A.DY interseca, nelle azioni realizzate dai suoi partner, anche altre forme di discriminazione, sia per effetto delle discriminazioni multiple di cui una medesima persona può essere bersaglio (ad esempio LGBT ed età per le persone anziane LGBT, LGBT ed origine etnica per le persone LGBT migranti, LGBT e genere per le donne lesbiche e per le donne transessuali, ecc.) sia per l’intersezionalità delle politiche finalizzate a ricercare le radici comuni delle discriminazioni e delle violenze per riconoscerle e contrastarle attraverso il coinvolgimento di spazi sempre più ampi della cittadinanza.

Alla RE.A.DY guardano con attenzione la FRA (l’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali), il Dipartimento Pari Opportunità (DPO) della Presidenza del Consiglio attraverso l’Ufficio Nazionale Anti Discriminazioni Razziali (Unar), l’OSCAD (l’Osservatorio per la Sicurezza Contro gli Atti Discriminatori, interforze Polizia di Stato e Arma dei Carabinieri). Con questi Enti, RE.A.DY ha avviato, negli anni, un percorso di collaborazione in progetti a respiro nazionale ed internazionale.

Negli anni 2013-2015, in conseguenza dell’adesione del Governo Italiano al Programma LGBT del Consiglio d’Europa (Raccomandazione Comitato dei Ministri CM/REC (2010)5 ), il DPO-Unar ha affidato alla RE.A.DY la realizzazione di azioni formative e di comunicazione per implementare la Strategia nazionale LGBT, documento elaborato dal DPO-Unar con le Associazioni LGBT (Gruppo Nazionale di Lavoro Unar), la RE.A.DY e stakeholder pubblici e privati.

La Rete cerca di operare con una struttura leggera, orizzontale e partecipata e invita tutti i partner a contribuire in modo attivo alla sua gestione e al suo sviluppo. Alla RE.A.DY possono aderire le Regioni, le Province Autonome, le Città Metropolitane, le Province, i Comuni, le Associazioni di Enti Locali, le Istituzioni e gli Organismi di Parità. I documenti vincolanti per i partner sono laCarta di Intentie gliStrumenti Operativi di lavoro, approvati nell’Incontro Annuale 2017 di Torino.

www.comune.torino.it/politichedigenere/lgbt/lgbt_reti/lgbt_ready

La Provincia di Siena con Decreto del Presidente del settembre 2019 ha aderito alla Rete RE.A.DY, condividendone obiettivi e finalità e sottoscrivendo la Carta d’Intenti. L’adesione alla Carta d’Intenti è pienamente coerente con le finalità che persegue la Provincia di Siena, che all’articolo 2 , lettera e) del suo Statuto si impegna a “perseguire il superamento di ogni discriminazione o disuguaglianza  e consentire uguali opportunità per tutti/e, tendendo al pieno sviluppo della persona”.

Decreto Presidenziale

Carta Intenti


LA PROVINCIA CONTRO LA TRATTA E LO SFRUTTAMENTO


SATIS Toscana