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Giorno memoria: Monaci, la lezione della storia nei doveri della democrazia
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Giornata della Memoria 2012 27-Gennaio-2012

Giorno memoria: Monaci, la lezione della storia nei doveri della democrazia

Il presidente del Consiglio apre la seduta solenne a Siena, nella Sala della Provincia: “Politica mai necessaria come oggi; guai a cancellare chi è diverso per lingua, cultura, razza o religione”. I saluti del presidente del Consiglio provinciale, Riccardo Burresi; del sindaco di Siena, Franco Ceccuzzi e del presidente della Provincia di Siena, Simone Bezzini

Siena – Sia chiaro a tutti che “l’aberrante genocidio degli ebrei non è occasione per celebrarsi” e tutti sappiano che qui, a Siena, Il Consiglio regionale riunito in seduta solenne, per bocca del suo presidente, Alberto Monaci, non intende limitarsi a “mettere sul banco coloro che sono già stati ampiamente condannati dalla storia”. A Siena Monaci ricorda che la Giornata della Memoria mette “noi, donne e uomini del terzo millennio di fronte alle nostre responsabilità”, tra le quali c’è anche quella di far “rivivere la memoria netta dell’orrore della shoa”. Tra i doveri c’è la lotta contro l’emarginazione economica e sociale, c’è la volontà di sradicare ogni tolleranza e ogni negazionismo c’è,  sempre e comunque, la “pressante urgenza” di riccaciare indietro  “la disumana  idea della supremazia della razza che quasi sempre, prima o poi si materializza”, diventa “fatto concreto”. Lo è stato in Rwuanda, fra hutu e tutsi, e nel cuore dell’Europa, con la tragica deflagrazione della Yugoslavia, ricorda Monaci. Lo è, aggiunge, “in troppi luoghi per i rom. Lo è stato, sicuramente, il 13 dicembre nel cuore di Firenze, con l’uccisione di Samb Modou e Diop Mor, vittime non di un folle, ma di una follia ideologica che sembra non cedere il passo”.

La “pressante urgenza” è anche quella di ascoltare ciò che fu dalla viva voce di chi c’era, come  Antonio Ceseri, deportato militare a Treuenbrietzen. Accanto a lui i 1821 nomi della deportazione toscana, tra i quali 857 ebrei e 964 deportati politici. Monaci li ricorda “con tutto il loro carico di paure e di dolore, di speranza nel maggior numero dei casi disattesa, di morte e di lutto”. A loro “il Consiglio regionale dedica oggi il suo commosso pensiero”. 

Ricordando che l’assemblea da lui presieduta  è istituzione “democraticamente eletta” dai toscani, Monaci richiama “la democrazia come regime politico che impone l’educazione alla  mitezza nell’uso del potere, alla accettazione di ogni tipo di diversità”. Il presidente cita De Gasperi: “L’ esercizio del potere è consentito dalla libertà, ma se non è servizio esso ferisce la libertà e la dignità dell’uomo su cui si esercita”. Gli eventi correnti, dice il presidente, invocano però “la politica, mai necessaria come oggi. Invece c’è uno svuotamento della democrazia e una riduzione del confronto politico. Occorre allora ridisegnare il volto della nostra democrazia che ora è maggioritaria, in un contesto che non cancelli nessuna componente sia essa tale per lingua, per cultura, per razza o religione”.

“Se facciamo questo – conclude il presidente - non abbiamo celebrato una tragedia a noi ancora vicina ma abbiamo dato vita e voce al silenzio drammatico di sei milioni di innocenti dannati a non esistere”.

L’intervento di Monaci è stato preceduto dai saluti di Riccardo Burresi, presidente del Consiglio provinciale di Siena, che ha ricordato, tra l’altro, i rischi di “una diffusa apatia e insensibilità” che spesso accompagnano “intolleranza a populismo verso il diverso”. Il sindaco di Siena, Franco Ceccuzzi, ha ricordato, citandoli nome per nome, i deportati ebrei di Siena, nel ’43. Simone Bezzini, presidente della Provincia di Siena, nel suo saluto ha citato le parole di Primo Levi: “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”.